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La ragazza del Charlie's Café. Un romanzo che è un antidoto contro l'intolleranza.

 

 

Su Futuro Quotidiano la recensione de La ragazza del Charlie's Café, il romanzo a marchio Curcio di Rosa Romano Toscani. Ecco i nostri passaggi preferiti...

Un antitodo contro l’intolleranza. Può esserlo un romanzo. Lo è senz’altro “La ragazza del Charlie’s caffè”, l’ultimo libro scritto da Rosa Romano Toscani e pubblicato da Curcio editore. Una storia di amore, ma anche di violenza, ricca di colpi di scena, dal ritmo di un grande film. Una storia che appartiente al nostro mondo di oggi, un mondo senza frontiere, ma pieno di invisibili muri, muri costruiti dal pregiudizio e dall’ ignoranza. Muri che impediscono agli esseri umani di essere felici. Gemma, una giovane donna italiana ed Hadji, un ragazzo brillante e colto di origini marocchine, sono i protagonisti. Le loro vite si intersecano e si separano per poi ritrovarsi in un immenso spazio, fatto di luoghi diversi. Luoghi le cui distanze ora sembrano accorciarsi e ora dilatarsi e dove comunicare è tutt’altro facile. Tutto ha inizio nella Medina di Marrakesh, dedalo di ineffabili misteri. Poi un flashback ci trasferisce all’improvviso in rue de la Commune a Montreal in Canada. E sembra davvero di camminare nelle vie di questa grande città, di entrare nelle case, nei bar, negli ospedali, fino a sentirne tutto il rassicurante respiro, la quotidiana razionalità.

[...] Montreal è metafora della possibilità di incontro tra diversità, di confluenza tra civiltà e tradizioni differenti, è luogo dove tutto si tocca, ma è anche un luogo dove la fusione non riesce a realizzarsi, dove ciascuno vive la propria vita da straniero e dove la nostalgia – che è qualcosa di più essenziale del rimpianto per ciò che si è perduto- diventa il filo rosso che unisce i personaggi. Nostalgia di quel che è nostro ma che non possediamo o di ciò che non è nostro ma di cui disponiamo. E’ questo che prova Hadji.

Scrive Rosa Romano Toscani: Hadji appartiene a due mondi contemporaneamente e non si riconosce nella geometria dei luoghi dove è cresciuto – Montreal- né nel groviglio di vie dove è nato -Marrakesh. Ed è sempre nostalgia quello che prova Gemma che in Canada vuole rimettere insieme i pezzi di se stessa. Ed è nostalgia ciò che provano gli altri personaggi. Quel disagio del vivere che cerchiamo tutti di placare attraverso la memoria di radici salde, radici che l’uomo però non può avere, perché l’uomo non è un albero e ha piedi che lo portano inarrestabilmente alla ricerca di nuovi orizzonti.

E sono davvero tanti e ricchi ciascuno di un proprio fascino speciale i posti della geografia di questo romanzo: c’è Reggio Calabria con le sue mura greche, l’acqua del mare scintillante di luce misteriosa e l’odore di casa. E poi il Marocco, le cascate di Ouzud – Ouzoud in berbero significa mulino, tre potentissimi salti d’acqua alti circa 110 metri, nascoste tra montagne di arenaria rossa, le gole del massiccio del M’Goun sull’Alto Atlante, Casablanca, Fez e ancora Marrakesh, la magica città stregata, dominata dalle cime innevate dell’Atlante, antitesi di Montreal, dove invece tutto è prevedibile, ordinato, forse anche monotono, ma sicuro. Un viaggio è dunque anche questo libro. Un viaggio non solo attraverso i luoghi del mondo, ma anche un viaggio alchemico dentro noi stessi, un viaggio ci aiuta a cambiare, a migliorare. Un romanzo serve anche a questo.

[...] Sulle ali delle parole, delle immagini, delle emozioni l’impossibile diventa possibile, camminano le idee e si accorciano le distanze tra gli uomini e i popoli ed è più facile abbattere gli steccati del pregiudizio. Ma questo libro è importante e si arricchisce di senso anche su un altro importantissimo fronte. E siamo al secondo punto, al secondo elemento caratterizzante: il messaggio intrinseco che ci trasmette è un messaggio forte che contiene un invito, quello a superare le barriere della intolleranza e della diffidenza che proviamo inevitabilmente nei confronti di chi proviene da un mondo altro rispetto al nostro. Cosa che è fondamentale in questi tempi nei quali si rischia troppo spesso di cedere alla paura, all’ignoranza e di generalizzare. Ha paura Gemma. Paura della diversità. Tanta paura da soffocare l’amore che prova nei confronti di Hadji. Ed è per questo che torna nella sua terra, in Calabria. Vuole riflettere, capire.

[...] Quanto al male e al bene sono caratteristiche di questo mondo, caratteristiche proprie della natura stessa dell’uomo, comuni a tutti gli uomini e non certo attribuibili ad una cultura piuttosto che a un’altra o ad una religione. E non c’è nessun pregiudizio da parte dell’autrice nel collocare l’antagonista – l’antieroe di questa storia- in un luogo geografico invece che in un altro. E con il male e con il dolore si misurano in questo romanzo i due protagonisti. Il male li ferisce a morte con violenza estrema, ma non li divide, anzi rafforza il loro immenso legame d’amore. E il dolore si trasforma in una grande e immensa voglia di tramandare agli altri la capacità di amare il mondo e di scoprirne tutta la poesia e tutta la bellezza. Ma questo bellissimo romanzo è anche ricco di piccole e grandi perle di forte suggestione e grande poesia. Momenti antropologici evocativi di un’antica sapienza.

Leggi l'intera recensione a cura di Velia Iacovino qui.