Hitchcock. Il maestro del brivido

In occasione dell’uscita del film biografico con Anthony Hopkins ed Helen Mirren per la regia di Sacha Gervasi, e in contemporanea con The girl, fiction prodotta dalla BBC, il 10 aprile esce in libreria un’affascinante biografia di Alfred Hitchcock, il regista “che visse due volte”.
L'intervista all'autore, il giornalista Riccardo Palmieri.

Cover Hitchcock


Intervista di Lea Carella

Proprio in questi giorni è al cinema un biopic su Hitchcock con Anthony Hopkins ed Helen Mirren. Quali sono i tratti più interessanti dell'uomo Hitchcock?

Il film in questione, diretto da Sacha Gervasi, lascia interdetti per l’alto rischio che si è posto: raccontare, appunto, l’uomo più che il grande regista. E quanto più il regista è grande tanto più l’uomo Hitchcock si fa piccolo, talvolta meschino e, come avrebbe detto Nietsche, “troppo umano”. Ma, proprio per questo, tanto più interessante di molti altri uomini. Impacciato ma ironico, sessualmente inibito, ha sublimato ogni sua pulsione, tensione, paura e desiderio nell’arte, nella tecnica cinematografica. I suoi tratti più interessanti, umani, sono dunque quelli più nascosti, quelli non detti ma mostrati al pubblico attraverso i suoi film. O la relazione mai risolta proprio con l’unica donna e moglie di una vita, Alma Reville.

Quando e perchè è iniziata la sua passione per il regista?

La passione per Hitch è la passione di una vita: da quando, bambino, guardavo e riguardavo le sue “panciute” presentazioni dei film per la tv in bianco e nero (Alfred Hitchcock presents…) a quando, adolescente, scrivevo di cinema e di lui come sommo maestro della paura, questo strano, invincibile oggetto del desiderio che ci tiene vivi, nonostante ci sgomenti. Ancora oggi si ha voglia di vedere e rivedere e rivedere ogni suo film come fosse la prima volta. E ne scopriamo sempre, ad ogni visione, un lato nuovo, inaspettato, sorprendente, spiazzante, nonostante pensiamo di conoscere la sua opera a memoria.

Quali sono i tratti più rivoluzionari introdotti dal regista britannico?

Hitch è un meraviglioso narratore di storie. E i suoi attori, tutti, fin dal periodo cosiddetto muto, silenzioso, inglese, non sono stati altro che burattini perfetti, affascinanti, al servizio di un abile manipolatore di anime, oltre che di corpi strapazzati, adorati, straziati. La sua rivoluzionarietà sta proprio nella crudele ma appassionata direzione dell’attore; ma anche in una capacità continua, supportata da un talento non comune, di esplorare continuamente le risorse tecniche del mezzo cinemamatografico.

Hitchcock è stato pioniere di un filone cinematografico rivoluzionario, quanto ha influito secondo lei ?

Gli angoli di ripresa, la posizione sempre perfetta, dalla giusta distanza, della macchina da presa, la sperimentazione maniacale, devota a categorie di interpretazione della realtà note a lui solo, spesso fanno di Hitch una delle personalità più influenti della storia del cinema. Non ci stanchiamo mai di riflettere, ma anche solo di godere, forse anche più che soltanto intellettualmente, sulle sue soluzioni drammaturgiche; teatrali; sentimentali; estetiche…

Secondo lei c'è qualcuno oggi, nel cinema, che possa tentare di definirsi erede o almeno discepolo di Hitchcock?

Penso che molti si sentano tali o, almeno, amino segretamente l’idea di esserlo. Poi ognuno è se stesso, con pregi e difetti, come lo è stato comunque anche Hitchcock. Lui che a sua volta ha adorato, a livello di eredità, dichiarata, l’espressionismo tedesco di un Fritz Lang, ha senz’altro lasciato segni profondi, più o meno consapevoli, naturalmente, in talenti assoluti, altrettanto geniali. Due esempi su tutti: il “tenero” rivoluzionario Truffaut e gli adoratori di Hitch della Nouvelle Vague francese e, per altri versi, l’implacabile, ossessivo, geniale americano “britannizzato” (percorso curiosamente inverso a quello hitchcockiano) che risponde al nome di Stanley Kubrick.

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Riccardo Palmieri è giornalista professionista. Laureato in Storia del teatro e dello spettacolo, è specializzato in cinema, musica e danza. Ha organizzato rassegne cinematografiche sulla produzione delle origini della Settima Arte e, in occasione dei settant’anni del film Metropolis di Fritz Lang, ha firmato il cortometraggio documentario Right Copy. Nel 1998 ha pubblicato, per MICS, il volume Arti grafiche nel cinema muto europeo. È stato responsabile del mensile «Set» dal 1996 al 1999 e redattore della testata «Radiocorriere TV» fino al 2007. Per Armando Curcio Editore ha scritto Audrey Hepburn. Diva per caso (2009). Nel 2012 ha diretto il periodico «Così» e nel 2013 è redattore di «Sì», periodico di attualità, cultura e spettacolo.