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Defixiones - Intervista a Marinella Gagliardi Santi

Un romanzo storico di un’ironia pungente, ambientato nella Pompei ancora all’apice del suo splendore. L’autrice prende spunto da reperti archeologici, antiche epigrafi greche e romane usate come «maledizioni» per augurare la cattiva sorte ai propri nemici o propiziarsi gli dei.

Cover defixiones
Pur riferendosi a un passato ormai sepolto, il divertimento per il lettore sta nel ritrovarsi in un meccanismo ancora vivo nell’animo umano: chi infatti non ha mai desiderato maledire una persona “scomoda”, nella propria vita? La trama, pur ripercorrendo episodi storici di grande interesse e con aneddoti poco conosciuti, ha una struttura intrisa di suspense, arrivando anche a tingersi di giallo. D’altronde, quando ci si addentra nel campo della magia, qualcosa di particolare può sempre accadere, nel bene o nel male.

Com’è nata l’idea di questa spy story?
L’idea di scrivere Il predestinato è nata verso la metà degli anni Ottanta. Allora lavoravo per una importante holding nazionale che, per l’appunto, progettava impianti chimici e affini per la Russia. Nell’ambito della convenuta collaborazione tra le parti, era previsto che un nostro tecnico si recasse a Mosca per concordare con i russi le varianti di progetto che inevitabilmente si verificavano. Fu in quel contesto che mi venne l’idea di scriverci sopra un romanzo. Cercai di immaginare quello che sarebbe potuto accadere al nostro tecnico, se durante la trasferta a Mosca fosse stato trascinato suo malgrado in un complotto ideato dai servizi segreti americani e russi. A quel punto occorreva escogitare le motivazioni di tale complotto.

Dove ha tratto l’ispirazione?
L’ispirazione la trovai nelle trasformazioni socio-politiche che in quegli anni si stavano verificando in Russia e nel modo arabo: l’attentato del presidente egiziano Saddat durante la parata araba, le intemperanze di Arafat e di Gheddafi che avevano generato profondi attriti tra gli Stati Arabi e, infine, Gorbaciov che si prefiggeva di instaurare la Perestrojka, che avrebbe posto fine alla Guerra fredda. Questi fatti mi fornirono elementi più che sufficienti per costruire la storia sconvolgente di Elio Comar. Benché nel raccontarla abbia cercato di dare spessore alla storia personale e umana di Comar, più che alle vicende spionistiche vere e proprie, perché di quelle sono già stati scritti centinaia di romanzi.

Cosa vuole comunicare con il suo libro?
Quanto al fatto di cosa vuole comunicare il mio libro, penso che in tutti questi anni la questione mediorientale non sia affatto migliorata, ma anzi, in virtù di questa attuale e fantomatica Primavera araba si sono, a ben guardare, ulteriormente aggravate. Quello che è certo, è che nel marasma di questo incandescente calderone, i servizi segreti americani, russi, israeliani e chi ne ha più ne metta, ci hanno messo e continuano a metterci il loro malefico zampino.

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Marinella Gagliardi Santi, scrittrice e docente di Storia, si è laureata in Lettere con una tesi in epigrafia greca sulla magia. Appassionata di misteri del passato, in questo libro ha riportato in auge l’antico mondo delle colonie romane e l’ambiente equivoco e pericoloso delle gare dei cocchi. Il suo stile sagace offre una lettura immediata, vivace e ironica. È al suo secondo lavoro, dopo il successo di Non comprate quella barca.