Un grande classico del giallo firmato Agatha Christie, Il Natale di Poirot: chi avrà assassinato il signor Lee?

 

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Mancano solo tre giorni a Natale e l’anziano riccone inglese Simeon Lee decide di invitare in occasione della festività tutti i suoi figli, alcuni dei quali non vede da quasi vent’anni. Fra gli invitati c’è anche il famoso detective Hercule Poirot che vede svanire la sua idea di un Natale di riposo e tranquillità quando un efferato delitto sconvolge la riunione familiare.

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Le più belle fiabe di Natale, le storie che vi scalderanno il cuore.

 

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Il Natale è il periodo più bello dell’anno per i bambini (e non solo per loro). Una cosa che lo rende davvero speciale sono le fiabe che lo accompagnano, che ogni anno scaldano il cuore con la loro morale di onestàbontà e altruismo. In questo volume illustrato, pensato dalla Armando Curcio per i piccoli dai 4 ai 6 anni, e per i loro genitori, sono raccolte le più belle fiabe di sempre.

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#recensioni La ragazza del Charlie’s Café di Rosa RomanoToscani 

 

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Una ragazza rapita nella Medina e poi il dramma di un’avventura pazzesca. 
Così inizia questo romanzo, catturando la tua emozione e non lasciandoti respirare fino all’ultima pagina, fino all’epilogo.

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La recensione di "Dove nascono le nuvole" di Fabio Di Cocco scritta da Anselmo Roveda per il noto periodico Anderson.

La fantasia come possibilità dell’impossibile è il centro di questo romanzo sull’adolescenza, quando l’adolescenza è la visione di qualunque cosa, di
ogni evento e di tutti gli incontri. Il luogo della realizzazione dell’immaginazione. E d’immaginazione ce n’è davvero tanta in questo viaggio nei mondi possibili narrato con grande abilità da un autore capace di costruire quasi un film di parole, con le tante immagini che evoca e proietta sullo schermo di carta sfogliato dalle nostre mani e dai nostri occhi come i fotogrammi di una pellicola.

L’andamento è da classico letterario, classico del fantastico e dell’avventura che richiama i nomi di H. G. Wells e Jules Verne come del Conan Doyle de “Il Mondo Perduto”. Eppure ogni pagina è modernissima. Robert Charles Deri, antropologo, etnologo e scrittore, conosce bene la materia di cui parla, per essere stato docente di antropologia del mistero, e con questa conoscenza, affiancata all’esperienza diretta di situazioni avventurose, riesce a dare al romanzo la spericolata forma dell’avventura che non perde mai di credibilità.

Una mostra di personaggi e di situazioni si apre a ogni capitolo, da Northfolk alla Città dei Sette Cerchi, dal regno di Arborea a una propaggine di Atlantide, lo spazio schiude dei varchi, il tempo le sue porte alterate, e ogni luogo è una tappa in più verso la conoscenza di sé che non può prescindere dall’approccio con il diverso, spesso l’estremamente diverso, quasi l’inimmaginabile. “Luna Sheldon E La Città Perduta”, nelle avventure, le più incredibili, le più inaspettate, di una ragazza speciale, afferma che speciale è chiunque sia in grado di sognare e guardare oltre, senza paura. Le avventure non cessano mai, vanno avanti finché c’è voglia di scoprire i propri desideri e la necessità di realizzarli. E se questo desiderio è insito nell’adolescenza, non è però esclusivo di questa età. O meglio, è il desiderio di quell’adolescente che non ci ha mai abbandonato e che vive di uno splendido vitalismo in questo libro.

L’adolescente con cui dialoghiamo nei momenti più intimi, quando non mentiamo a noi stessi e ci riconosciamo in lui. Quando ancora cerchiamo qualcosa e vogliamo credere che ci sia, da qualche parte. In qualche mondo. Il grande romanzo d’avventura parla ai ragazzi di tutte le età.

 

 

Recensione a cura Sergio Gilles Lacavalla


 

 

Sergio Gilles Lacavalla. Scrittore, drammaturgo e giornalista. Il suo ultimo libro è “Rockriminal. Murder Ballads. Storie di Rock Balordo E Maledetto”. Il suo ultimo dramma per il teatro è “De Par Le Roi Du Ciel”

 

 

L’essere umano, fin dalle sue origini, non ha potuto fare a meno di viaggiare. Inizialmente percorreva grandi distanze per ragioni di sopravvivenza legate al bisogno di cibo e a migliori condizioni di vita in seguito, nel corso dei millenni, ha iniziato a spostarsi anche per conoscereconquistare, scoprire e per entrare in contatto con altre civiltà e culture. Il viaggio è vita per l’uomo e la stessa vita è un viaggio, un percorso che tutti compiamo nel corso della nostra esistenza. Autori come Omero, Virgilio e molti altri, attraverso il racconto metaforico, hanno definito il nostro bisogno di viaggiare come un qualcosa che fa parte di noi e che rappresenta anche un cammino di formazione interiore, di autoconsapevolezza e arricchimento personale. 

Lo stesso Dante Alighieri, nel ventiseiesimo canto dell’Inferno, riferendosi ai grandi condottieri e viaggiatori del passato, scrisse: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Roberto Carlo Deri, antropologo, scrittore, insegnante e educatore, nel suo ultimo libro Luna Sheldon, ha centrato in pieno il significato del viaggio come esperienza di conoscenza e di crescita personale cogliendone il profondo valore pedagogico. Luna Sheldon è un’adolescente americana di quattordici anni, molto curiosa e brillante che decide di mettersi in cammino, verso terre lontane e sconosciute, per ritrovare i propri genitori misteriosamente scomparsi durante una missione di lavoro. La ragazza, insieme ai suoi amici, nel corso della sua avventura, sullo sfondo di paesaggi incantati di una bellezza mozzafiato, in una dimensione sovrumana quasi ultrasensoriale, incontrerà strane creature e vivrà emozioni ed esperienze fantastiche, talmente intense, che rimarranno per sempre impresse nella propria mente e in quella dei suoi compagni. Il libro è scritto con un linguaggio elegante e nello stesso tempo adeguato ai giovani ma, per la ricchezza dei contenuti, la descrizione dei luoghi, dei personaggi e dei loro stati d’animo, è sicuramente un romanzo adatto a un pubblico più vasto e di ogni età. Luna Sheldon ha anche il pregio di essere un romanzo d’avventura, colpi di scena, e suspense in grado suscitare emozioni e liberare la fantasia, oggi giorno essenziali, per il benessere emotivo e psicologico degli adulti e dei nostri ragazzi.

 

 

 


 

Maria Torresani è una filosofa pedagogista esperta di educazione ambientale, diritti umani, diversità culturale e cinematografia, coordina la redazione della Settimana Unesco sullo Sviluppo Sostenibile ed è referente del Programma Man and Biosphere delle Riserve della Biosfera italiane. Nell’ambito della sua esperienza presso Il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare si è occupata della formazione alla sostenibilità dei docenti delle scuole superiori ed ha coordinato la rete LABNT dei laboratori italiani di educazione ambientale. Ha scritto pubblicazioni sul Volume della Relazione sullo stato dell’ambiente e, per la Campagna DESS Unesco, ha realizzato le seguenti pubblicazioni: “Madre terra: alimentazione, agricoltura ed ecosistema” e “ I paesaggi della bellezza dalla valorizzazione alla creatività”. Sulla Rivista cinematografica “Amazing Cinema” ha scritto le recensioni dei seguenti film: Il segreto del suo volto, The search, Blackhat,, La terra dei santi, Latin Lover, Ho ucciso Napoleone e La scelta.

 

 

 

Ho letto Luna Sheldon di Robert Charles Deri. Un libro per ragazzi, scritto molto bene,  scorrevole, avvincente, dove fantasia, magia, mistero della città perduta, perduta come il nostro Eden, che ancora lo cerchiamo nel nostro profondo intimo. Un libro che consiglio di cuore. È un libro che fa bene all'animo. Auguri allo scrittore che possa in avvenire regalarci momenti di deliziosa lettura.

Gianna Cesarini, ex funzionaria aziendale esperta in lingue estere e appassionata lettrice.

Ho centellinato la lettura di questo bellissimo romanzo, come quando si beve un vino pregiato, per poter gustare ed apprezzare ogni pensiero dell'autore. E' una storia ricca di contenuti, i paesaggi sono descritti con una tale precisione da renderli reali, il lettore, diventa quindi parte integrante della storia che sta leggendo. Lo trovo affascinante, avventuroso, ricco di colpi di scena, dove il sentimento si fonde con l'irreale e viceversa. A me è piaciuto moltissimo!! Adatto sia a un pubblico giovane che maturo. Da leggere e rileggere secondo me, per poterne cogliere tutte le sfumature. Un grande grazie all'autore per avermi donato tanti bellissimi momenti leggendolo. Voto 10/10. 


Stefania Ilari, insegnante di Hatha Yoga, Kundalini e Meditazione con campane tibetane, pittrice e autrice del libro "Il Bambino Invisibile".


Luna Sheldon e la città perduta “ è il libro giusto per tutti gli adolescenti che amano l' avventura, l' ignoto, l' incredibile e che si lascino accompagnare curiosi e impazienti verso mete sconosciute. Ottima narrazione. Un viaggio in mondi paralleli dove non solo la collocazione storica è diversa ma anche le ambientazioni e i personaggi che sono tutti unici e affascinanti, per la loro storia e per il loro sapere. La scoperta di qualcosa di incredibilmente diverso mai pensato e immaginato prima che porta a vivere un legame con la natura selvaggia e un senso di appartenenza a quei luoghi, molto forte. Il senso profondo dell' essere viene rinsaldato, si vive un progressivo accentuarsi di un sentimento di gratitudine per essere in quei luoghi e vivere quelle esperienze, c'è spavento e ci sono timori ma c'è anche un anche un' intreccio di affinità elettive che alimentano una forte fiducia nei confronti dei vari incontri che ci saranno lungo il viaggio. Un misterioso viaggio attraverso un mondo alternativo dove più completa e consapevole diventa la definizione del “tutto”. Un viaggio dove tutto ciò che viene vissuto si trasforma in nutrimento per la mente e l' anima.


Patrizia Righi, ex manager aziendale e consulente aziendale, cartellonista pubblicitaria. Attualmente pittrice e organizzatrice di eventi.

 

 

 

 

So che ci sei è la vita di tre figure femminili legate da un filo sottile dorato dal nome Amore. Una vicenda fatta di segreti, gioie, amarezze, delusioni, e domande ricorrenti alle quali non sappiamo dare risposte. Quale sarà il nostro dopo? La non-vita è veramente la fine di tutto oppure c’è qualcos’altro? Nella corsa affannosa dell’esistenza bruciamo il tempo trascurando piccole realtà che, come meteore, sfiorano il nostro cammino, forse delle vere risposte a ciò che ci chiediamo. So che ci sei racchiude nelle sue pagine la prova di questi infiniti dubbi e troppi perché.

 


 

 

L’autrice


Aure Marra Majandi, nata a Genova e laureata in Economia, si è dedicata per molti anni all’insegnamento. Le città in cui ha vissuto, tra cui Genova, Parma, Roma e Messina, hanno lasciato una traccia indelebile sulla sua formazione culturale e affettiva, e spesso tornano ad affacciarsi nei suoi racconti e nelle sue poesie. Tra i suoi successi più recenti: Camilla e la rosa (2004) e La famiglia di Camilla (2009), entrambi pubblicati con De Ferrari Editore; con Armando Curcio Editore ha già pubblicato, nel 2012, Torna dove si accende il sole.

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"La memoria distilla i più intensi percorsi dell'anima riproponendoli come realtà di vita parallela. E allora non so più dove sono e credo che della vita sia più viva la memoria"

 

Alla Serra del Teatro di Villa Torlonia di Roma è stato recentemente presentato il libro d'esordio del Maestro Bruno Aprea, "Filosolfeggiando". All'incontro, moderato da Virginia Foderaro, hanno partecipato insieme all'autore anche il critico d'arte e musicologo Claudio Strinati, lo scrittore e drammaturgo Rocco Familiari, il musicologo Dinko Fabris, e Massimo Fargnoli, già direttore artistico dell'Orchesta Sinfonica RAI di Napoli.


Inserirlo in un genere letterario predefinito non è possibile. Filosolfeggiando è un libro di impossibile classificazione, che traspone fraseggi e strutture musicali in forme letterarie che abbracciano contemporaneamente arte, etica, eros, musica e costume. Anche il titolo, divertente gioco di parole, è emblematico, e sottolinea ironicamente l'intreccio tra le varie arti che è alla base dell'opera. Sono stati infatti proprio i punti di contatto tra le diverse arti, a ispirare Bruno Aprea, spingendolo alla formulazione di racconti, aforismi e idee narrative di vario genere, che ha poi ha scelto di racchiudere in questo libro.

Quelli di Aprea sono sintetici racconti, aforismi arditi, brevi e gustosi saggi, spesso documentati con immagini e citazioni. Grazie alla sua incisività, fatta di suoni che rincorrono le parole, caratterizzata da una musicalità che pervade anche i concetti, la scrittura di Aprea vanta esecuzioni pressoché perfette, che fanno del suo libro un antidoto naturale contro la noia e la depressione.


Al di là del semplice divertissement e oltre l'esercizio di stile, l'opera prima letteraria del Maestro, che ha affrontato la sfida della scrittura con coraggio, stupisce per la meticolosa, certosina attenzione ai particolari celata da beffarda naturalezza.

 

Nei due estratti video che seguono, vediamo il Maestro Aprea ospite della trasmissione "Mille e un libro" di Gabriele La Porta, e "Sottovoce" di Gigi Marzullo.

 

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Il romanzo ha una struttura letteraria non comune, i capitoli brevi e dinamici sono scritti in prima persona ed ognuno narra il punto di vista di uno specifico personaggio. Questa singolare struttura narrativa fa sì che il libro scorra velocemente senza mai arenarsi in momenti né troppo descrittivi né troppo filosofici, perché semplicemente quello che accadde è narrato così come viene vissuto e visto dal protagonista di turno. Mi permetto di dire che questa è un'ottima scelta per un urban che parla di demoni ed angeli. Il testo inoltre è scritto in un ottimo italiano il che lo rende ancora più piacevole da leggere.

Ma veniamo alla storia. Il tema dello scontro fra angeli e demoni in una città moderna è uno dei più usati nel genere urban, quindi scrivere qualche cosa di originale in questo settore non è per nulla facile, al contrario un autore che si voglia incamminare in questo sentiero irto di banalità dovrà stare molto attento. Ma qui si nota subito la bravura dell’autore, o quanto meno la sua professionalità, perché si comprende fin dalle prime pagine come dietro la storia ci sia una conoscenza molto approfondita della materia. Valerio infatti ha creato la sua storia partendo dai miti e le leggende ebraiche, cristiane e musulmane che parlano di angeli e demoni, cosa che arricchisce il racconto fantasy di una concretezza che lo fa sentire più vero, facendolo distaccare dalle banalissime storie scritte per ragazzini che si accontentano del primo romanzetto che parla di angeli e demoni.

Un altro elemento che lo rende molto interessante è l’amore che nasce fra un celestiale ed un infernale, un amore non convenzionale e che va al di là dei nostri canoni, non tanto perché è il tipico amore fa un celestiale ed un infernale, ma perché è un amore gay. Descritto con estrema delicatezza e dolcezza fa appassionare il lettore fin dal primo bacio. Anche qui si nota la bravura dell’autore che non scade mai nella banalità e nella volgarità.

Anche il finale è degno di nota e di certo del tutto inaspettato, che porterà il lettore fin dentro il secondo volume di questa trilogia che si prospetta sempre più interessante.

 

Diego Romeo per https://landepercorse.wordpress.com

 

La libertà è un colpo di tacco. Si tratta di un libro scritto dall’autore Riccardo Lorenzetti, e tratta come recita il sottotitolo del «Il primo (e unico) tentativo di fare una rivoluzione giocando a pallone. E riuscirci». Questa è la pagina dedicata al libro, e di seguito proporrò la mia personale recensione. Posso già dire comunque che è un libro che merita di essere letto. Ah, la prefazione è dell’Avvocato Federico Buffa, dici niente.

Leggere questo libro mi ha catapultato in un altro mondo.
Un mondo nel quale non c’entrano i milioni che prendono i calciatori, la loro pettinatura o con che ragazza vanno in giro. Un mondo nel quale, invece, contano le idee, la dedizione al lavoro e alla causa che un gruppo di giornalisti ha. Perché sapere di andare contro tutto e tutti, rischiando botte e massacri ogni santo giorno, ma continuare a battersi per la propria visione del Paese è a dir poco pietoso. Ma non sbagliamoci, pietoso nel senso storico del termine. Infatti la mia è una devozione, soltanto non religiosa, ma umana. Una devozione per dei ragazzi. Dei ragazzi che insieme a un anziano tifoso del Corinthians tenevano in vita un giornale che fra il popolo andava a ruba, ma che in “alto” non piaceva. E solo nelle migliori favole si può avverare quello che realmente è accaduto: attraverso strane amicizie, attraverso la fede, calcistica ovviamente, di un alto funzionario dello Stato (che in teoria doveva essere un “nemico”) il giornale ha continuato a raccontare le gesta di una squadra, il Corinthians appunto, che si era addossata sulle proprie spalle la voglia di cambiare il Paese. E se si osservavano meglio quelle spalle, si capiva che erano di una persona alta, maestosa, pronta ad essere un leader carismatico e sportivo. Erano le spalle del Doutor, erano le spalle di Socrates.
L’Avvocato nella prefazione non a caso ha detto che ci si sarebbe affezionati ai personaggi, dal dottor Cunha a Kawasaki, da Violeta a Gabriel e Bernardo, fino a Nelson e al suo camioncino tutto scassato. Era vero. Personaggi così devono restarti impressi, non perché sono personaggi famosi, ma proprio perché sono persone normalissime nelle quali non ci si può non immedesimare. Da come il libro sia riuscito a catturarmi posso essere sicuro che l’autore, il signor Riccardo, lo abbia scritto nello stesso modo in cui un bambino il giorno di Natale apra i regali: con gli occhi luccicanti, luccicanti perché stava scrivendo e raccontando una favola. Raccontare fatti storici non per forza deve piacere di per sé alla maggior parte dei lettori. Lui però lo ha fatto in maniera diversa dagli altri. Lo ha fatto trasformando uno sport, il calcio, in un filo conduttore per la storia che ha scritto. Unire queste due cose, la storia e il calcio, è stato un colpo di tacco. Quello che rende speciale un qualcosa di per sé bello, ma non per forza irresistibile. Come la differenza tra un gol a seguito di uno-due normale fatto al limite dell’area e un gol segnato su un’invenzione, con un colpo di tacco a smarcare non il compagno che i difensori avversari si immaginavano, ma quello che arriva alle spalle di tutti e che solo il genio aveva visto. Il genio del colpo di tacco. Il genio che ha nel suo essere l’inventiva. E questa storia me n’ha fatti conoscere meglio due: Socrates nella realtà del Brasile degli anni ’80, Riccardo Lorenzetti in quello che posso definire un capolavoro.

 

Fonte: http://www.eatsport.net/

                                                 

 

 

“Quando si lavora nell’ambito della disabilità si pretende, talvolta, l’impegno in una sorta di missione umanitaria, come se il disagio dei ragazzi debba essere compensativo di ogni diritto o bisogno estraneo alla loro assistenza. Non ci si rende conto che si sta svolgendo un lavoro, anche l’educatore è un essere umano con la sua vita privata e che, a fine mese, dovrà fare i conti, come tutti, con le bolletta da pagare. Questo non significa non voler bene alle persone delle quali ci si occupa o non amare la propria professione, ma capire che di lavoro si sta comunque parlando, tale rimane e di quello si campa, non c’è niente di male, nonostante lo stretto contatto con la sofferenza altrui.”

 

Questo mi diceva, all’incirca dodici anni fa, un educatore, con esperienza alle spalle, in una struttura per ragazzi disabili presso la quale mi trovai a lavorare per un periodo limitato di tempo. Allora avevo da poco cominciato ad avere le mie prime esperienze nel campo della disabilità e, come tanti psicologi già formati o in formazione, feci e continuai a fare delle esperienze significative anche come educatore. Può piacere o non piacere che psicologiformati facciano, anche o solo, gli educatori, ma è una realtà purtroppo consolidata, poco utile “la guerra tra poveri” che ne può nascere, è il sistema che non rende giustizia a nessuna delle due categorie che si occupano della dimensione della cura con le loro specificità. Sono consapevole di toccare una tematica delicata e, sebbene, non sia argomento del mio post, non vorrei dare ad intendere di non conoscere la situazione o di pensare che vada bene così.

 

Quelle parole mi rimasero impresse ed ebbi presto modo di verificare quanto fossero sagge sulla mia pelle. Non ci si rende conto che chi si impegna professionalmente nella dimensione della cura non è esso stesso esente, solo perché si occupa di “erogarla”, dal bisogno di riceverla.

 

Nelle pagine di Finché brucia la neve, romanzo dello scrittore e artista videomaker Antonio L. Falbo, l’autore è decisamente capace nel descrivere la vita di una comunità residenziale di utenti psichiatrici principalmente attraverso le vicissitudini interiori dei due principali protagonisti, Alex ragazzo schizofrenico e Desy, una delle sue educatrici. Quel che ho apprezzato di questo romanzo non è stata tanto la trama, quanto l’attenzione nel rendere viva l’interiorità dei personaggi che ho ritrovato in sintonia con tanti miei vissuti e con parecchio di quello che ho appreso in anni di contatto con il disagio psicologico. “Normalizzare” quel che non si considera “normale” attraverso il racconto e la parola è una dote, una dote che il romanzo possiede.

 

L’utente psichiatrico si rivela allora per quel che è veramente, non un matto, ma un essere umano con una sensibilità esacerbata dal suo disagio e la cui disfunzionalità è comunque funzionale a un qualcosa dentro di lui che cerca di proteggere. Se l’integrità è perduta, non necessariamente lo sono le parti che quel tutto costituivano, solo che non comunicano più. “Di fatto, non esiste pazzia senza giustificazione e ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini” scriveva Alda Merini, niente di più vero.

 

L’educatore si rivela per quel che è veramente, non un salvatore o un benefattore, semplicemente, anche lui, un essere umano che si prende cura del disagio degli altri, senza che questo debba significare negare il proprio che, sebbene non arrivi a certe forme estreme, semplicemente esiste e va curato, cominciando dal prenderne atto. Senza questo riconoscimento si ha il burn-out, il professionista vive nell’insoddisfazione, bruciando le sue competenze, questo si ripercuoterà anche sugli utenti.

 

Il romanzo di Falbo ha il merito indiscutibile di parlare di un mondo, quello degli educatori, che è ancora in gran parte sullo sfondo quando si parla di assistenza, troppo spesso ci si occupa del disagio conclamato non dando spazio al disagio sottaciuto, come se non avesse legittimità.

 

Mi piace chiudere con le parole di un’altra grande poetessa, Emily Dickinson:

 

Molta pazzia è divino buon senso-
per un occhio avvertito-
molto buon senso-pura pazzia-
è la maggioranza
in questo, come in tutto, a prevalere-
Di’ si- e sei sano-
ribellati-subito sei pericoloso-
e ti trattano con catene.

 

 

Mario De Maglie

 

psicologo e psicoterapeuta

 

Il Fatto Quotidiano

 

 

 

                                       

 

La prefazione di Filosolfeggiando, il libro scritto da Bruno Aprea per Curcio Editore, sintetizza, con le parole di Walter Pedullà la graffiante ironia dell'autore:" Aprea è scrittore più sintetico del futurista Achille Campanile che per una tragedia aveva bisogno di due battute: a lui basta una per scrivere una commedia”. Bruno Aprea, apprezzato direttore d'orchestra internazionale, può vantare tra i suoi successi il Koussevitsky Prize al Festival di Tanglewood nel 1977, con una giuria composta, tra gli altri, da Bernstein e Ozawa. Il secondo italiano a ricevere il riconoscimento dopo che Claudio Abbado l’aveva ottenuto nel 1959.
Con questo libro, opera prima letteraria, Aprea trasferisce la sua esperienza musicale in una ispirazione di racconti di vita (e filosofia) nei quali ritrovarsi, perdersi e sorridere con una forte dose di humour.
E’ Filosolfeggiando, una raccolta di confessioni scottanti e visioni ironiche dell’esistenza dove i pensieri e i reciproci contatti tra le varie arti hanno portato l’autore alla formulazione di idee narrative, racconti, aforismi e anche brevi saggi, spesso documentati con immagini e citazioni. Di impossibile classificazione in un genere predefinito, il libro traspone – per tempi, temi, colori e argomentazioni – fraseggi e
strutture musicali in forme letterarie abbracciando l’Arte, l’Etica, il Costume, ma anche l’Amore e il Sesso in discorsi sintetici ad un ritmo frenetico dove la battuta comica lascia il posto ad un corto circuito in cui la scrittura, semplice ed esilarante, trascina la mente verso vertiginosi meandri.
Eros, Musica e Scrittura vanno a braccetto nella gimkana di parole in celere staffetta tra l’avventura americana del Principal Conductor della Palm Beach Opera alle sue esperienze artistiche d’infanzia;dagli intimismi precorsi alla ricerca della compagnia femminile ad hoc (castigante o delirante che sia) alla reinterpretazione di conclamate opere d’arte. Il tutto all’interno di una scrittura variata dove i suoni rincorrono le parole, le note i concetti, le immagini gli aforismi, i calembour
le esperienze vissute ed in cui il non-modello rende la lettura piacevole, scorrevole ed intrigante proprio perché mette a nudo la trasversalità dell’anima, trascinandola dall’accreditato piedistallo di una direzione sinfonica al pianterreno abitato da lettori onnivori e affamati di novità.

Fonte: Primapress.it

                                    

 

Sei piani come sei gironi dell’inferno, diretti verso il cielo.
Sei piani uno dopo l’altro.
Fino all’uscita.
I bagliori del sole che cercano di afferrare i loro occhi, pupille larghe ancora abituate al buio.
William spegne i fari e ferma l’auto.
Il semaforo interno al parcheggio è rosso.
Il rombo del motore.
Il verde scatta nello stesso momento in cui Bram aziona la musica.
William accelera.
Shangai.

Stile

La narrazione è scorrevole, i vocaboli ben calati nel contesto. Chi legge questo libro verrà trasportato di forza nella vita di William e Bram, calati senza possibilità di sorta nei loro scontri e combattimenti. Impazzirete insieme a William e sarete sfrontati insieme a Bram. Vi immergerete nel susseguirsi frenetico degli eventi che accadono loro e alle ultime pagine del libro vorreste passare altro tempo con questi due ladri dal cuore nobile.
Come avete intuito la narrazione e incalzante e mi piace! Le descrizioni delicate e ben fatte, sensazioni, odori, colori, c’è ogni singolo aspetto ben curato quando l’autore descrive un luogo, un viaggio in macchina, piuttosto che un combattimento.
Il libro è decisamente veloce. È tutto intenso, come se si fosse in apnea. Si ha quasi l’impressione di vedere un film. Tale particolare è sicuramente un punto a favore della narrazione del libro, ma non riesco ad abituarmici del tutto. Ho un limite, tipico di chi ama molto gli epic: aspetto con pazienza ogni tassello della storia, cercando indizi negli avvenimenti non di rilievo che accadono lungo la narrazione, vorrei che anche questa storia corresse un po’ meno.
Un appunto, poi vi giuro che la parte acida di me torna in silenzio: anche se sono la prima a voler raccontare le emozioni attraverso gli
occhi, per carità smettiamo di far brillare le iridi di William come lucciole.

Trama

Bella la trama, una ventata di novità in questo panorama statico di cui sono pieni gli scaffali delle librerie sotto la voce ‘Fantasy’.
Due amici, un legame profondo, una vita da ladri e un gruppo di compagni ad aiutarli tutti facenti parte di una stessa organizzazione l’Axia, che vede al vertice Golan. Il maestro Konqué, invece, è la voce di saggezza e forza nell’intera avventura dei nostri protagonisti.
Lo snodarsi della trama lungo tutto il racconto è molto particolare: ho la sensazione che lo scrittore voglia tenere diverse cose celate e lo fa con maestria. La storia prosegue ponendo in primo piane le vicende di William e Bram, e si continua ad avere la sensazione di non cogliere qualcosa d’importante. Addirittura, sul finale, si pensa di aver travisato tutto, di non essersi focalizzati sulle cose che contano. Complice se vogliamo il susseguirsi veloce degli eventi, che riesce a distrarre e non far porre al lettore le giuste domande.

Un neo della trama a mio avviso sono le storie d’amore, chi ha avuto modo di leggere qualche mio articolo conosce ampiamente il mio pensiero. Dal mio punto di vista l’amore provato è un po’ ingiustificato, troppo forte per svilupparsi in così poco tempo. Si smuovono tasselli, si compiono azioni che forse sono un po’ avventate per degli amori agli albori.

Il finale è, a mio avviso, “l’inizio della fine”. Ecco come riassumerei gli ultimi avvenimenti in cui i nostri eroi vengono coinvolti. Sicuramente è un finale ben scritto e ben pensato, la parte che ho amato di più dell’intera storia. Finalmente, aspetti tangibili vengono messi in luce, la nebbia gettata negli occhi del lettore si dissolve e si riesce ad emozionarsi per ogni colpo di scena che, costipati, attendono nelle ultime venti pagine. Ancora una volta tutto è veloce, intenso.

Personaggi

I due personaggi che conosciamo meglio sono William e Bram. I protagonisti vengono però più raccontati che mostrati, i loro aspetti caratteriali come l’impulsività di Bram, la dolcezza di William sono descritti. Per gli altri personaggi forse abbiamo pochi elementi, poche interazioni che ci permettono di capire o di dedurre fino in fondo, quali sono le loro sfaccettature o come essi agiranno in determinate situazioni.Fermo restando questo aspetto, posso dire che le due ragazze che affiancano i nostri Lupin, mi piacciono in maniera diversa. Mentre amo la forte Jamina e partecipo con lei al suo desiderio di vendetta, mal sopporto Christine la sua enigmaticità e le sua insicurezza.
Per quanto riguarda gli altri personaggi. Mi sono piaciuti il forte e saggio maestro Konqué e il cattivo Quinlan dall’anima nera, che, sfrontato, sfida la sorte sino a quando può.Il mio desiderio resta quello di conoscere meglio, nei prossimi libri della saga, tutti i personaggi dei quali sin ora ho avuto solo un primo assaggio.

Conclusioni

Chi ha letto tutta la mia recensione, ha capito che ci sono stati lati della storia e scelte stilistiche che non mi hanno entusiasmato. Tuttavia il libro mi piace, ne ho subito la malia e continuavo a leggerlo in ogni pausa possibile. Mi hanno colpito la storia particolare, lo stile incalzante, il mistero celato che incuriosisce e poi c’è William per il quale fonderò un fan club!
Leggerò sicuramente il seguito di questa storia, credo che il secondo atto mi piacerà ancora di più del primo ora che un numero maggiore di carte sono svelate.
Mi verrebbe da chiedere all’autore: dimmi quanti assi hai nascosti nelle tue maniche o meglio nella quarta dimensione di un quadro impressionista?
Un caro consiglio: se siete intenzionati a comprare il libro leggendo la mia recensione non leggete la sinossi, a mio parere svela troppo del libro che è molto più intrigante di quanto si possa intuire da essa.

 

 

Recensione di Giulia Gubellini (Lande Incantate)

 

 

                                                       

 

 

 

Come una sorta di moderna Alice perduta in un paese delle meraviglie in continuo divenire, Luna Sheldon, adolescente protagonista dell’omonima trilogia, affronta un viaggio attraverso una terra fantastica alla ricerca dei genitori scomparsi in una misteriosa missione.

 

Luna si sente grande, ma il mondo parallelo che attraversa è troppo grande per qualsiasi età: creature incredibili, enigmi indecifrabili, tra paranormale e fisica quantistica, fino ad arrivare in un posto in cui mito e mistero svelano la possibilità di un mondo alternativo. Ecco quindi che il viaggio di Luna diventa metafora di un percorso di crescita spirituale.

 

 

 


 

Roberto Carlo Deri è antropologo, etnologo e scrittore. Si è occupato di neuroscienze, omeopatia e varie forme di psicoterapia. È stato docente di antropologia criminale , antropologia del mistero e medicine tradizionali e alternative. Tiene spesso convegni e seminari sulle letterature per ragazzi quali fenomenologie socio-antropologiche. Attualmente insegna letteratura  ed è libero docente universitario.