La recensione de Il vangelo delle streghe di Fabiana Olivieri


 

Il vangelo delle streghe è un racconto fantasy ricco di suspance e colpi di scena. Nell’atavica lotta tra bene e male, la Olivieri ci presenta uno spaccato di realtà che abbraccia un’infinità di mondi che spaziano dal sacro al profano, dal magico al quotidiano. Giulia, un’adolescente esuberante e sognatrice, riceve una borsa di studio “inaspettata” che le aprirà le porte del mondo magico.

Il racconto fresco e fluido riesce ad unire perfettamente la necessità di amicizia, crescita e confronto della tredicenne con gli altri diciotto ragazzi della scuola di magia che, da ogni parte d’Italia, sono giunti a Roma per “scoprire e vivere” i propri poteri.

Roma, caput mundi sia del mondo cattolico e sia di quello magico, è il luogo nel quale s’intrecciano anche altre scienze umane come: la numerologia e l’arte culinaria tipiche delle diverse regioni italiane. Durante tutto il corso della storia, subiamo il fascino e la bellezza di “verità” quasi inesplorate dalla ”gente comune”. Queste verità incutono timore perché sono avvolte dal manto della superstizione. Il cuore della protagonista batte per qualcosa di più grande di lei: per la voglia di salvare questi scampoli di realtà ma, al contempo, non dimentica i battiti del primo amore e di una sincera amicizia.

La magia si divide in bianca e nera e Giulia con il suo “potere empatico” riuscirà a eliminare il “virus” maligno che dilaga nella sua scuola?

 

Recensione a cura di Concetta Padula