La libertà è un colpo di tacco. Si tratta di un libro scritto dall’autore Riccardo Lorenzetti, e tratta come recita il sottotitolo del «Il primo (e unico) tentativo di fare una rivoluzione giocando a pallone. E riuscirci». Questa è la pagina dedicata al libro, e di seguito proporrò la mia personale recensione. Posso già dire comunque che è un libro che merita di essere letto. Ah, la prefazione è dell’Avvocato Federico Buffa, dici niente.

Leggere questo libro mi ha catapultato in un altro mondo.
Un mondo nel quale non c’entrano i milioni che prendono i calciatori, la loro pettinatura o con che ragazza vanno in giro. Un mondo nel quale, invece, contano le idee, la dedizione al lavoro e alla causa che un gruppo di giornalisti ha. Perché sapere di andare contro tutto e tutti, rischiando botte e massacri ogni santo giorno, ma continuare a battersi per la propria visione del Paese è a dir poco pietoso. Ma non sbagliamoci, pietoso nel senso storico del termine. Infatti la mia è una devozione, soltanto non religiosa, ma umana. Una devozione per dei ragazzi. Dei ragazzi che insieme a un anziano tifoso del Corinthians tenevano in vita un giornale che fra il popolo andava a ruba, ma che in “alto” non piaceva. E solo nelle migliori favole si può avverare quello che realmente è accaduto: attraverso strane amicizie, attraverso la fede, calcistica ovviamente, di un alto funzionario dello Stato (che in teoria doveva essere un “nemico”) il giornale ha continuato a raccontare le gesta di una squadra, il Corinthians appunto, che si era addossata sulle proprie spalle la voglia di cambiare il Paese. E se si osservavano meglio quelle spalle, si capiva che erano di una persona alta, maestosa, pronta ad essere un leader carismatico e sportivo. Erano le spalle del Doutor, erano le spalle di Socrates.
L’Avvocato nella prefazione non a caso ha detto che ci si sarebbe affezionati ai personaggi, dal dottor Cunha a Kawasaki, da Violeta a Gabriel e Bernardo, fino a Nelson e al suo camioncino tutto scassato. Era vero. Personaggi così devono restarti impressi, non perché sono personaggi famosi, ma proprio perché sono persone normalissime nelle quali non ci si può non immedesimare. Da come il libro sia riuscito a catturarmi posso essere sicuro che l’autore, il signor Riccardo, lo abbia scritto nello stesso modo in cui un bambino il giorno di Natale apra i regali: con gli occhi luccicanti, luccicanti perché stava scrivendo e raccontando una favola. Raccontare fatti storici non per forza deve piacere di per sé alla maggior parte dei lettori. Lui però lo ha fatto in maniera diversa dagli altri. Lo ha fatto trasformando uno sport, il calcio, in un filo conduttore per la storia che ha scritto. Unire queste due cose, la storia e il calcio, è stato un colpo di tacco. Quello che rende speciale un qualcosa di per sé bello, ma non per forza irresistibile. Come la differenza tra un gol a seguito di uno-due normale fatto al limite dell’area e un gol segnato su un’invenzione, con un colpo di tacco a smarcare non il compagno che i difensori avversari si immaginavano, ma quello che arriva alle spalle di tutti e che solo il genio aveva visto. Il genio del colpo di tacco. Il genio che ha nel suo essere l’inventiva. E questa storia me n’ha fatti conoscere meglio due: Socrates nella realtà del Brasile degli anni ’80, Riccardo Lorenzetti in quello che posso definire un capolavoro.

 

Fonte: http://www.eatsport.net/