Copyright: approvata la riforma

Le nuove norme Ue sul copyright, che includono salvaguardie alla libertà di espressione, consentiranno a creatori di contenuti, giornalisti ed editori di negoziare con i giganti del web.

Arrivato ieri, dall’aula di Strasburgo, il via libera all'accordo sulle nuove norme in merito al rispetto del diritto d'autore in Internet. Le nuove norme sul copyright includono salvaguardie alla libertà di espressione e consentiranno di mettere ordine nell’attuale –e intricatissima- giungla del web, stabilendo regole più moderne, tese a proteggere gli autori senza imporre filtri al caricamento dei contenuti e prevedendo deroghe chiare per tutelare start-up e piccole imprese.

Nell'aula di Strasburgo trionfa il sì

348 sì: è così che si conclude questo processo legislativo, iniziato nel 2016, per il Parlamento europeo, mentre spetterà ora agli Stati membri dare l'ultima conferma formale e applicare quanto previsto dalla riforma. La direttiva, in linea generale, intende garantire che le normative sul diritto d'autore di lunga data, valide nel mondo offline, si applichino, ora, anche nel mondo online.

Alcune perplessità

La normativa è sicuramente migliorata, ma porterà comunque a incertezza giuridica in quanto, per la laboriosità del percorso, per la complessità del settore e soprattutto per l’ambiguità di attuazione in cui essa lascia determinati punti affrontati, sarà difficile non cadere in quei margini di interpretazione che, a differenza della stretta applicazione delle normative vigenti nel mondo offline, in quello online, persistono.
Questo tipo di dubbi sorgono soprattutto in merito agli articoli 11 e 13 della riforma, quelli più delicati e controversi che, tuttavia, ne costituiscono il cuore.

Quali sono i cambiamenti

YouTube, Facebook e Google News sono alcune delle piattaforme online che saranno più direttamente interessate dalla nuova legislazione. Queste ultime, infatti, diventano direttamente responsabili dei contenuti caricati sui loro siti.
Vediamo, più nel dettaglio, cosa cambierà:

Articolo 11 - cioè la cosiddetta “link tax”: il principio prevede che i contenuti professionali che le piattaforme digitali sfruttano devono essere remunerati ai rispettivi detentori dei diritti.
Viene data la possibilità facoltativa agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l'utilizzo dei loro contenuti. Gli snippet brevi non sono protetti mentre i link restano liberi e gratuiti. Gli introiti dovranno essere condivisi con i giornalisti.
Seppur validissimo in linea di principio, l’applicazione di questo articolo suscita delle perplessità perché potrebbe restringere non di poco la circolazione dei contenuti.

Articolo 13 - viene riconosciuto il diritto a colmare il divario tra i ricavi che le grandi piattaforme commerciali fanno diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione agli autori o detentori dei diritti. Gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright non autorizzato ma la responsabilità sarà delle grandi piattaforme come YouTube o Facebook, mentre le piccole sono esentate e le medie hanno obblighi ridotti. Non ci sono obblighi di filtri ex-ante, e l'obbligo di meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un'ingiusta eliminazione di un contenuto.

Infine, il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, e sui cloud è escluso dall'obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright.