Socrates, il calcio e la democrazia

 

Roberto Ciufoli: "Il Corinthians era una squadra che usava la testa prima dei piedi"

«La libertà genera responsabilità, bisogna saper amministrare questi due aspetti», parole di Socrates. Non il filosofo greco, ma il calciatore brasiliano che alla guida del Corinthians di San Paolo portò la politica nei campi di calcio per sostenere a colpi di tacco la rivoluzione contro la dittatura militare in Brasile. La sua storia è diventata un romanzo, «La libertà è un colpo di tacco» di Riccardo Lorenzetti, e oggi, con l'adattamento e regia di Manfredi Rutelli, uno spettacolo interpretato da Roberto Ciufoli che domani debutta al Parco della Rimembranza per la rassegna FontanonEstate.«Un monologo che fissa un momento eccezionale per la storia del calcio e il destino di un paese - commenta Ciufoli -. Una storia di sport ma soprattutto di uomini». Nel suo racconto c'è il Brasile dei primi anni '80, quando il governo dei militari aveva cancellato troppi diritti civili e la gente viveva l'incubo delle squadre della morte e di carceri violente da cui non si usciva facilmente. Per proiettare in questa atmosfera Ciufoli abbandona i panni del comico a oltranza, senza rinunciare alla leggerezza. «Lo spettacolo è divertente, non spassoso - avverte -. Le risate arrivano ma, come il calcio, fanno da corollario a una vicenda umana straordinaria, sia sul piano privato che sociale». È quella di Socrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, centrocampista laureato in Medicina celebre per i colpi di tacco, che leggeva Gramsci, studiava Giotto, fumava, beveva e usava il calcio per scuotere le coscienze. E della sua «democrazia corinthiana», che trasformò una squadra in una cellula socialista, un organismo autogestito in cui tutti (presidente, giocatori, magazzinieri) avevano lo stesso potere di voto e ogni decisione, dalla formazione agli stipendi e il ritiro, veniva messa al voto. Quella di Socrates era una squadra che usava la testa prima dei piedi. Che vinse due campionati scendendo in campo con la scritta «democracia» stampata sulla maglia. «Ma la vittoria più grande fu l'essere d'esempio e stimolo per i brasiliani nella battaglia verso la libertà, portando la morale al centro dell'azione - conclude Ciufoli -. Anche oggi faremmo bene a recuperare una visione etica della vita».

 

Distefano Natalia,

Il Corriere della Sera