Intervista ad Antonio L. Falbo

finche brucia la neveDesy, educatrice appassionata in una comunità psichiatrica, combatte contro l’insorgere di un disturbo che la porta a immedesimarsi nella sofferenza dei suoi pazienti; Alex, ragazzino schizofrenico, riprende in mano la propria vita segnata dal difficile rapporto con i genitori e il lutto per la morte della sorella. Insieme a loro, una spirale di volti e anime è sconvolta dall’apparente suicidio di Max, psicologo dell’istituto, nonché amante della giovane educatrice, che inizia così una disperata ricerca per scoprire la verità. E', in breve, la trama del nuovo romanzo di Antonio L. Falbo, che abbiamo incontrato per farci raccontare questa nuova avventura editoriale.

I destini di una giovane educatrice ed un ragazzino schziofrenico si intrecciano all'interno di una comunità psichiatrica, sconvolta dalla scomparsa di uno degli psicologi. Ci parli nel dettaglio di Finché brucia la neve? 
Finché brucia la neve è la storia di Desy, una giovane ed appassionata educatrice che lotta tra l'insorgere di un'insidioso malessere (il burn-out) e la sofferenza dei propri pazienti. E di Alex, ragazzino schizofrenico, che cerca di riprendere in mano la sua vita, impigliata tra il difficile rapporto con i genitori e il lutto per la morte della sorella maggiore, con cui mantiene un intimo dialogo immaginario. Insieme a loro, una spirale di volti ed anime vengono sconvolti dall'apparente suicidio di Max, psicologo dell'istituto, nonché amante di Desy, che inizia così una disperata ricerca per scoprire cosa gli sia accaduto. Solo grazie all'aiuto - seppur involontario - di Alex, Desy riuscirà a trovare la chiave per palesare dei sospetti ormai sfociati nella paranoia, dare un nome alla sua sofferenza e, infine, scoprire la verità su Max. Ma tutto ciò, non prima di aver superato il sottile limite che porta ad essere chi svolge un servizio per fornire un aiuto, in chi a sua volta ne necessita con urgenza.

Parlaci di questo particolare malessere di Deasy: che cos'è il burn-out?
Letteralmente, "burn-out” significa essere bruciati, esauriti, scoppiati. É un concetto che è stato introdotto per indicare una serie di fenomeni di logoramento psichico e fisico, registrati nei lavoratori inseriti in attività professionali a carattere sociale. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro personale e quello della persona aiutata. Il soggetto colpito da burn-out manifesta sintomi aspecifici (irrequietezza, senso di stanchezza, apatia, nervosismo, insonnia), sintomi somatici (tachicardia, cefalee, nausea, ecc.), sintomi psicologici (depressione, senso di colpa, risentimento, indifferenza, paranoia, difficoltà nelle relazioni con gli utenti, atteggiamento colpevolizzante nei loro confronti). I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, all’utenza viene offerto un servizio inadeguato ed un trattamento meno umano, ma poi vengono con facilità trasportati sul piano personale. Tale situazione di disagio molto spesso induce il soggetto ad abuso di alcool o di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio è molto elevato.

 

Come nasce l'idea del libro, cosa ti ha spinto ad affrontare questa tematica?
Alcuni anni fa -per vie e ragioni che ora non vi starò a specificare- mi sono trovato a lavorare in una comunità psichiatrica, come quella descritta nel romanzo. Lì, per la prima volta, ho avuto modo di scoprire e vivere sulla mia pelle le dinamiche che caratterizzano il lavoro degli operatori impegnati al servizio degli utenti ricoverati. Un'esperienaza emotivamente e fisicamente molto intensa che mi ha spinto a raccontare questa realtà specifica rovesciando il punto di vista. Ossia, descrivendo non solo quelle che possono essere le prolamatiche legate al vivere degli utenti ospitati in tali strutture, ma ponendo particolare attenzione a quelle che spesso possono sopraffarre chi opera per la loro cura e tutela.

Un elemento particolare è l'ambientazione: la comunità di cui parli viene descritta come un "non luogo" dai bordi sfumati, e questo influisce sensibilmente anche sulla caratterizzazione dei personaggi del libro. Parlaci di questa scelta.
Si tratta più di un'esigenza che di una scelta. Quando scrivo -e ugualmenete quando lavoro con il mezzo del video, la mia seconda forma espressiva - sento il profondo bisogno di eliminare ogni riferimento a locazioni geografiche, di provenienza, di appartenenza. Voglio che il lettore si concetri esclusivamente su ciò che sono i rapporti e le emozioni che muovono le vite dei personaggi. Il contesto e l'ambientazione non passano certo in secondo piano, anzi, le descrivo minuziosamente così come sono nel reale, ma evito di citare il loro nome. In un certo senso, così facendo, le privo della loro identità e convoglio l'immaginazione del lettore -o almeno, quella è l'intenzione- verso ciò che io desidero che veda, senza che filtri il tutto attraverso quella che può essere una sua forma immaginifica legata a certi luoghi e contesti specifici che magari non ha mai visto o vissuto. E' una forma narrativa ch forse richiama ad Agota Kristof o, andando su un altra forma espressiva (quella teatrale) al Samuel Beckett di Aspettando Godot.

Parlavi del tuo lavoro come video maker... Quanto incide questo nel tuo stile di scrittuta?
Moltissimo! Elaborare una storia strutturandola per immagini visive, la scrittura cinematografica (basata al tempo presente indicativo), sono state, e sono, elementi fondamentali nella mia ricerca letteraria. Tutta la mia produzione è fortemente condizionata da ciò: i personaggi narrano in prima persona al presente; il romanzo è diviso in blocchi, in cui c'è un preciso evolversi dei fatti e della narrazione. Questo mi aiuta anche a tenere i tempi giusti per far sì che il contenuto, alle volte particolarmente intenso, non prevalga eccessivamente sul lato dell'intrattenimento dovuto alla lettura. Mi aiuta dunque a trovare un buon equilibrio tra contenuto e scorrevolezza, per tenere il lettore attaccato alla pagina, senza perdermi però in facili articifi. In più, sento anche di essere molto influenzato dai lavori di grandi cineasti come David Lynch, David Cronemberg; Lars Von Trier... Ed italiani: Elio Petri, Marco Bellocchio, e tanti altri ancora.

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Antonio Falbo, scrittore e artista videomaker; dedica molto tempo al sociale e ciò gli ha permesso di entrare in contatto con le realtà descritte in questo libro. Tra le sue pubblicazioni: Bonding (2009); Selezione naturale (racconto vincitore del Nero Premio 2008); A4 (racconto inserito in Cronache dagli anni zero, 2010); Calcoli elementari (racconto inserito nell’antologia Nero Piemonte e Valle D’Aosta, 2010); Io, me stesso e noi altri. Attualmente vive e lavora a Lucca. www.antoniolfalbo.it