Sono come te. Dammi fiducia

Lo scorso 16 aprile è uscito in libreria «Sono come te. Dammi fiducia», il libro intervista di Enrico Serra all'on. Tiziano Motti. Abbiamo intervistato il parlamentare europeo per saperne di più.

Immaginate di essere un analista politico degli anni Novanta e di aver appena assistito a uno degli spettacoli organizzati dall’onorevole Tiziano Motti durante la campagna elettorale del 2009. Probabilmente questo imprenditore prestato alla politica vi avrà shoccato. Superate lo stupore, le apparenze e i preconcetti, perché quella a cui avete assistito è una vera e propria rivoluzione teorica e pratica degli usi e dei costumi della politica italiana. Questo manuale analizza le nuove tecniche di marketing politico, che quasi lasciano in secondo piano il programma e le idee del partito di appartenenza. Questa è la nuova “politica pop” e Tiziano Motti ne è l’emblema.

Proprio in questi giorni esce in libreria il libro di Enrico Serra «Sono come te. Dammi fiducia». Com'è nata l'idea di questo libro, e quale scopo si propone? 


Enrico Serra si laureò dedicando alla mia campagna elettorale del 2009 la sua tesi di laurea. Fui felice di rispondere ai numerosi quesiti che mi pose, considerandomi l’emblema di un fenomeno consolidato anche in Italia, che veniva definito “politica pop”. Il libro approfondisce quella analisi, la aggiorna, la integra entrando nei dettagli al fine di fornire la chiave di lettura del successo che ebbe la mia candidatura del 2009. Soprattutto diventa un vero manuale per coloro che intendono conoscere le regole del marketing elettorale 2.0 ed anche per chi, più in generale, intende acquisire le conoscenze utili ad ottenere il consenso in politica, nelle vendite, nelle relazioni professionali e personali. Nel libro, Serra cerca di spiegare, con le sue domande, alcuni dei meccanismi che regolano comunicazione, persuasione, decisioni.

Le tecniche di cui si parla nel libro secondo lei hanno senso solo nella comunicazione politica?

Sono tecniche utili, in generale, per ottenere il consenso. Buona parte del libro si concentra sul marketing elettorale, di cui è esperto l’autore, tuttavia la sezione dedicata alla scuola di comunicazione delle mie società evidenzia nel dettaglio come alcune tecniche utilizzate nella campagna elettorale del 2009 che mi portò a Bruxelles e Strasburgo, vengono applicate quotidianamente nelle vendite, nella comunicazione pubblicitaria, nelle relazioni professionali e addirittura nella seduzione. Nel 2009 si è candidato alle elezioni europee senza essere appoggiato da nessuna lista politica.

Qual è stata la sua maggiore difficoltà?

Verrebbe da rispondere che fu difficile ottenere l’effettiva collocazione in una lista elettoroale, e forse fu così ma non me ne resi conto tanto ero sicuro che ce l’avrei fatta, in preda ad una specie di follia lucida. In realtà fu difficile evitare di seguire i numerosi consigli che mi venivano elargiti dagli addetti ai lavori della politica e del sottobosco della politica, spesso pericolosamente fuorvianti, e tenere alla larga i presunti esperti che promettevano centinaia o migliaia di voti grazie a presunte posizioni di influenza su determinate cerchie di potenziali elettori. Chi si candida in una competizione elettorale così impegnativa, in cui il territorio di elezione è costituito da varie regioni, è facile preda di una smania che si traduce nel panico di lasciare perdere quella che poteva essere l’occasione che fa la differenza. Spuntano così ogni quinquennio, nei mesi che precedono il voto con preferenza, i presunti “maghi” che millantano, previo lauto compenso, di poter garantire valanghe di consensi. Tutto ciò distrae, disorienta e destabilizza i candidate, soprattutto se neofiti.

«Il medium è il messaggio», scriveva nel lontano '64 il sociologo McLuhan. Rimane secondo lei un principio valido anche oggi?

Occorre che un buon messaggio sia sorretto dalla giusta costruzione dell’immagine di chi lo somministra e abbia la possibilità di arrivare efficacemente a destinazione. McLuhan aveva visto giusto, forse profetizzando gli effetti della nascita del web, nel sostenere che i mezzi di comunicazione, per la loro stessa struttura, producono un’influenza sui destinatari del messaggio che contengono, che va al di là del contenuto specifico che veicolano. Più di una volta ha ribadito che la partecipazione dei giovani va cercata, i proclami non bastano. Negli ultimi anni infatti si è creata una forte crisi del concetto di rappresentanza.

Qual è secondo lei il motivo principale e come è possibile recuperare il rapporto di fiducia nelle istituzioni, soprattutto dei giovani?

I cittadini sentono aumentare la distanza tra la lingua parlata dai politici e quella della gente: nei salotti televisivi si osserva costantemente la contrapposizione della “piazza” con gli ospiti in studio che finiscono col diventare la controparte dei cittadini anziché i loro rappresentanti al lavoro nelle istituzioni. Questo fenomeno, esasperato dalla mancanza di fatti, se non quelli che intervengono periodicamente a peggiorare la vita delle famiglie e delle piccolo imprese, allontana la partecipazione di tutte le generazioni: quelle che si sentono inesorabilmente tradite e quelle che, pur con l’entusiasmo tipico di chi ancora crede che si possa raggiungere qualsiasi obiettivo, non trovano referenti all’altezza in cui riporre la propria fiducia. La formula è una sola: arrivare a fatti concreti, misurabili, che non siano l’ennesima fregatura della tassa restituita dalla porta e chiesta, con una diversa denominazione, dalla finestra. Ai giovani serve essenzialmente una classe politica all’altezza. Il resto sarà una conseguenza.