Il predestinato - Intervista a Pietro Brambati

cover predestinato

Quello che doveva essere un monotono viaggio di lavoro si trasforma in un inferno, per Elio Comar. Inconsapevole arma dei servizi segreti americani e russi, l’ingegnere italiano è trascinato in un oscuro complotto per eliminare Arafat, leader dell’OLP e figura chiave nei delicati equilibri politici mediorientali. Incastrato in un folle meccanismo di cui pochi, ancora oggi, sono a conoscenza, Comar scoprirà con orrore di non avere vie d’uscita. Si troverà costretto a prendere decisioni all’origine di fughe di notizie e stravolgimenti internazionali che, sui dossier della CIA e del KGB, avranno un unico nome: Operazione Efedra. Una spy story sconvolgente e attuale, approfondita e ricostruita alla perfezione, che getta nuova luce sulle cause della Guerra fredda e la caduta del muro di Berlino.


Com’è nata l’idea di questa spy story?
L’idea di scrivere Il predestinato è nata verso la metà degli anni Ottanta. Allora lavoravo per una importante holding nazionale che, per l’appunto, progettava impianti chimici e affini per la Russia. Nell’ambito della convenuta collaborazione tra le parti, era previsto che un nostro tecnico si recasse a Mosca per concordare con i russi le varianti di progetto che inevitabilmente si verificavano. Fu in quel contesto che mi venne l’idea di scriverci sopra un romanzo. Cercai di immaginare quello che sarebbe potuto accadere al nostro tecnico, se durante la trasferta a Mosca fosse stato trascinato suo malgrado in un complotto ideato dai servizi segreti americani e russi. A quel punto occorreva escogitare le motivazioni di tale complotto.

Dove ha tratto l’ispirazione?
L’ispirazione la trovai nelle trasformazioni socio-politiche che in quegli anni si stavano verificando in Russia e nel modo arabo: l’attentato del presidente egiziano Saddat durante la parata araba, le intemperanze di Arafat e di Gheddafi che avevano generato profondi attriti tra gli Stati Arabi e, infine, Gorbaciov che si prefiggeva di instaurare la Perestrojka, che avrebbe posto fine alla Guerra fredda. Questi fatti mi fornirono elementi più che sufficienti per costruire la storia sconvolgente di Elio Comar. Benché nel raccontarla abbia cercato di dare spessore alla storia personale e umana di Comar, più che alle vicende spionistiche vere e proprie, perché di quelle sono già stati scritti centinaia di romanzi.

Cosa vuole comunicare con il suo libro?
Quanto al fatto di cosa vuole comunicare il mio libro, penso che in tutti questi anni la questione mediorientale non sia affatto migliorata, ma anzi, in virtù di questa attuale e fantomatica Primavera araba si sono, a ben guardare, ulteriormente aggravate. Quello che è certo, è che nel marasma di questo incandescente calderone, i servizi segreti americani, russi, israeliani e chi ne ha più ne metta, ci hanno messo e continuano a metterci il loro malefico zampino.

__________________________________________________________________________________

Pietro Brambati è un pubblicitario milanese che da anni si occupa dell’immagine e delle strategie di grandi catene di distribuzione, come copywriter ed editor. È inoltre esperto di spionaggio e terrorismo internazionale e ha collaborato a progetti europei e pubblicazioni istituzionali come consulente di settore. Nel 2011 ha sfruttato le sue creatività e abilità testuale pubblicando con successo il romanzo Le giarrettiere d’oro (Lampi di Stampa), che ha registrato un ampio consenso nel mercato libraio online. Con Il Predestinato, mette a frutto la sua esperienza decennale, districando meccanismi politici e di potere che sottostanno al lavoro dei servizi segreti.